Noi non siamo il nostro lavoro. Sulla morte di Giorgio Armani

Una delle cose che s’impara quando si comincia a meditare, è che noi non siamo i nostri pensieri, non siamo le nostre emozioni, e men meno siamo il nostro lavoro.

Armani è stato un grande uomo, e ha saputo gestire la sua azienda nel migliore dei modi, e gli è andata sempre bene, sempre meglio.

Se ne va lasciando un’eredità di 12 miliardi.

Non ha nemmeno mai avuto bisogno di quotare la sua azienda in borsa.

Ma le cose non vanno sempre così.

Anzi, nella maggior parte dei casi non vanno per niente così.

Se ci identifichiamo solo con il lavoro, se pensiamo che le nostre ansie e ossessioni siano reali, se ci identifichiamo con la tristezza o la rabbia quando le cose iniziano ad andare male, allora sì che affrontare le difficoltà diventerà complicato.

Non dobbiamo mai dimenticare di guardare l’essenza di noi stessi, chi siamo senza sovrastrutture ed etichette.

Riconoscere e imparare che tutto passa, che le emozioni vanno e vengono, e così i pensieri e quelle paure riguardo al futuro che spesso non si realizzeranno mai.

Spesso le cose non vanno come avevamo programmato.

Va bene avere una passione, degli obiettivi, un sogno da realizzare, ma la forza che ci servirà quando tutto ci crollerà addosso, la possiamo trovare solo dentro di noi.

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