È così complesso, così sfuggente e imprendibile.
Eppure non posso non parlarne, è al centro del mio cuore e della mia ricerca.
Che fare? Una lettera…forse.
Caro Vuoto,
quando chiudo gli occhi, si apre una dolce attesa. Pochi attimi e spunta una leggera brezza, un soffio di tenerezza che mi avvolge. Non ha nomi, eppure è ritorno a casa. Non ha tinte, eppure è un luogo luminoso. Non ha confini, ma mi sento al sicuro e insieme aperta a tutto, totalmente esposta e per questo protetta, perché non ho più niente da perdere. Non c’è nessuno, nemmeno io, eppure mi sento amata, chiamata per nome, un nome senza lettere dell’alfabeto, scritto nelle cellule più antiche di me, riconosciuta, accolta con festa. C’è immensa pacatezza, eppure intensità costante, come il suono del vento in alta montagna. Non ci sono contenuti ma mi sento contenuta e non ci sono opposti. Le domande sorridono, le risposte si sciolgono come neve e gocciolando fanno solletico al cuore.
Sei tu?
Dammi la tua parola.





