Ho avuto bisogno di fermarmi. E tu?

Mi rendo conto solo ora di quanto sia stato duro quest’ultimo anno.

Ho trascorso questi giorni di Pasqua da sola a casa in una sorta di ritiro spirituale, in silenzio, senza social, senza vedere quasi nessuno, tranne domenica a pranzo, momento in cui ho trascorso qualche ora con i miei cari, mangiando quel poco che basta.

Avevo bisogno di fermarmi, di piangere, di pensare, di scrivere, di meditare e pregare.

Non mi sono mai sentita così sola e allo stesso tempo così forte.

Perché non prendiamo più questi momenti di festa come un’occasione per fare il punto, per capire cosa c’è da cambiare, per capire come ci sentiamo davvero nel profondo dell’anima? Perché dobbiamo sempre riempirci le giornate di cose da fare, di persone da vedere? Cosa abbiamo paura di perdere?

Immagino che molti siano arrivati a martedì ancora più stanchi, stremati. Molti avrebbero voluto scendere dalla giostra, ma non lo hanno fatto come per senso di colpa.

IL VUOTO

E allora quand’è che dedichiamo dello spazio alla riflessione se ogni istante è quello buono per inventarsi un modo per riempire il vuoto?

Cos’è che ci fa così paura? Capire che stiamo sbagliando o che abbiamo sbagliato troppe cose? Che non siamo dove vorremo essere? Che non vorremmo vivere la vita che stiamo vivendo? Che vorremmo cambiare tutto ma non sappiamo da che parte cominciare? Non vogliamo vedere che mancano le forze?

Eppure il tempo che abbiamo a disposizione non è fatto per correre. Siamo fatti per ascoltare e per muoverci con consapevolezza.

Questo vuoto mi ha insegnato più di mille parole. Questi giorni di sofferenza, Resurrezione e ascesa mi hanno fatto sentire nel posto giusto. Sono rimasta, anziché scappare. Perché è così che arrivano le risposte.

Come disse Sant’Agostino: “Ama e fa ciò che vuoi”.

E cioè: segui il tuo cuore senza mai tradire te stesso e non sbaglierai mai.

Ecco a cosa mi è servita la Pasqua, non a fare gite, viaggi o pranzi senza fine, ma a recuperare il rapporto con me stessa e la contemplazione, senza fare nulla, guardando il cielo fuori dalla finestra, senza la smania di raggiungere obiettivi o luoghi sempre troppo lontani dallo spirito sostanziale dell’esistenza.

Come possiamo pensare che le cose possano migliorare se non facciamo tutto questo? Dove pensiamo di andare sempre trafelati? Come pensiamo di vivere se non siamo mai intenzionati a sentire, a restare in ascolto anziché parlare, sempre, continuamente.

LA MENTE

Il silenzio è la vera dimora. È lì quello che cerchiamo e che non fa paura.

Come scritto nel testo sacro indiano Maitriya Upanishad:

“C’è qualcosa al di là della nostra mente che dimora nel silenzio della nostra mente. È il mistero supremo al di là del pensiero. Lasciate che la vostra mente e il vostro corpo sottile si posino su questo e non si posino su nient’altro”.

Non temete ciò che c’è fuori, spesso il nemico risiede nel vostro mondo interiore. Fatta pace con quello, siete già ben oltre metà del cammino.

Quando poi capirete che non c’è mai stato nessun nemico, allora sentirete quella pace tanto agognata, e sarete liberi.

 

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