Nel mio allegato “Mindfulness. Teroria e pratica. I legami con la filosofia” uscito con Corriere della Sera, Io Donna e Gazzetta dello Sport ho parlato di un rimedio della nonna molto “mindful“.
Ecco qui un piccolo estratto dal mio testo dove racconto proprio questo aneddoto.
“L’altro giorno stavo scrollando la bacheca di Instragram e mi è comparso un post che mi ha fatto molto sorridere. La frase impressa sulla foto suonava più o meno così: «Conta fino a dieci e poi rispondi! Sapevi che la nonna stava facendo neuroscienza senza saperlo?».
Sembra infatti che i neuroscienziati abbiano confermato che quella frase che abbiamo detto più volte o che c’è stata detta da parenti o amici, non sia soltanto una frase di circostanza o la richiesta di una «pausa di cortesia».
È un rimedio molto utile e molto «mindful»: quei dieci secondi servono al cervello razionale (corteccia prefrontale) per prendere il controllo sull’amigdala, la torre di controllo delle nostre emozioni, tra cui rabbia, disgusto, tristezza, gioia e paura. Quei pochi secondi servono per non reagire in modo istintivo. È esattamente ciò che s’insegna durante la quinta sessione del Protocollo mbsr.
Allenare la consapevolezza serve a dilatare quella pausa: pochi secondi che possono fare la differenza o cambiare il corso della vita. Pensa a chi si è rovinato l’esistenza per sempre soltanto per aver reagito in preda alla rabbia, magari picchiando o ferendo qualcuno a morte. Quella pausa dura pochi secondi, ma è in quell’esatto momento che dobbiamo essere in grado di riconoscere che cosa sta accadendo all’interno di noi stessi: identifi- care la sensazione della rabbia, sentirla arrivare, aspettare, respirare, pensare, e poi trovare il modo più appropriato per rispondere e gestire la situazione.
Quei famosi dieci secondi, cui anche la nonna chiedeva di prestare attenzione, servono alla mente per capire cosa fare, per prendersi del tempo per fermarsi e riflettere”.
E tu cosa ne pensi?





